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In questa sezione

Storia

History and Tradition

Olive tree cultivation traces back to the dawning of agriculture. The olive tree has joined the great Mediterranean cultures: Jewish, Greek and Muslim. Also for this it is considered as the tree of peace between peoples. In Italy olive tree cultivation started to develop with the Greek settlers’ arrival (Magna Graecia) and was spread by the Romans all over the Peninsula. Oil extracted from olives has always been considered not only a condiment and nourishment, but also a product for body care and beauty. Athletes are painted anointing their bodies with oil in famous artistic representations. Many beauty creams contain oil because of its emollient and antioxidant properties.
Olive tree plantations considerably characterize Italian countryside. Since they are centuries-old trees, olive trees are a factor of stability of the landscape, so that we can still recognize landscapes painted by the painters of the Middle Ages and the Renaissance.

Special Features

“Save your money for oil and salt”. An ancient proverb of Northern Italy, when almost all the food for the family used to come from agriculture, and oil and salt were the first things to buy.
“As smooth as oil”. Everybody hopes so.
“If it doesn’t go, we need to oil up”. Sad proverb, valid for cases of petty corruption to get favours or justice.

Festivities and Tradition

All Italian olive-growing regions celebrate the festival of the new oil. The tasting of oil on a simple piece of bread combines, even symbolically, two essential products of the Mediterranean diet: extra virgin olive oil and cereals.  In this situation meat and any kind of animal sacrifice seems to be forgotten for ever. The harvest festivals has become a significant aspect for tourism through initiatives called "open mills". These events testify to the predominantly handmade nature of Italian olive oil production which has about 7,000 mills and thereby makes the attention to details possible, as well as the preservation of local varieties and its marketing as zero food miles.

Storia e tradizioni
La coltivazione dell’olivo viene fatta risalire agli albori dell’agricoltura. L’ulivo ha accomunato le grandi civiltà del Mediterraneo: l’ebraica, la greca e la mussulmana. Anche per questo è considerato l’albero della concordia tra i popoli. In Italia la coltivazione dell’olivo si è sviluppata con l’arrrivo dei coloni greci (Magna Grecia) ed è stata diffusa dai romani in tutta la penisola. L’olio ricavato dalle olive è sempre stato considerato non soltanto un condimento e un nutrimento, ma anche un prodotto per la cura del corpo e la bellezza. Famose sono le rappresentazioni artistiche nelle quali gli atleti si ungono il corpo di olio. Molte creme di bellezza contengono olio in virtù delle sue caratteristiche emollienti e antiossidanti.
La coltivazione dell’olivo caratterizza in modo determinante il paesaggio italiano. Alberi secolari, gli ulivi generano paesaggi durevoli, tanto che ancora oggi si possono riconoscere paesaggi dipinti dai pittori del medioevo e del rinascimento.

Curiosità
“Metti via i soldi per l’olio e il sale”. Proverbio del nord Italia, sicuramente antico, quando l’agricoltura produceva quasi tutto il cibo per la famiglia e da comprare c’era innanzi tutto l’olio e il sale.
“Liscio come l’olio”. Tutti lo sperano.
“Se non va bisogna ungere”. Proverbio triste, valido nei casi di corruzione, in genere minore, per ottenere favori o giustizia.

Festività e tradizioni
In tutte le regioni olivicole italiane si celebra la festa dell’olio nuovo. L’assaggio dell’olio gustato su una fetta di pane unisce, anche simbolicamente, i due prodotti essenziali dell’alimentazione mediterranea: l’olio extravergine e i cereali. In tali circostanze la carne e ogni sacrificio animale sembrano dimenticati per sempre. Le feste del raccolto hanno assunto un aspetto di rilievo per il pubblico turistico attraverso le iniziative chiamate “frantoi aperti”. Tali manifestazioni testimoniano il carattere prevalentemente artigianale della produzione oleicola italiana che conta circa 7.000 frantoi e con ciò rende possibile la cura dei particolari, la conservazione delle varietà locali e la commercializzazione a km zero.
 

Data di pubblicazione 16/10/2013 11:06
Ultimo aggiornamento 14/07/2014 13:33